Tipologie di cavalieri: 6. Il suggeritore

Questa è veramente l’apoteosi del ballo caraibico. Il cavaliere che A PAROLE ti dice esattamente cosa tu debba fare.

Giuro che non sto scherzando… mi è capitato anche recentemente durante una salsa finita a battutacce con il soggetto in questione.

Il Suggeritore è mediamente un cavaliere che si aggira tra il primo e il secondo anno di salsa, ma ha dei tratti caratteriali molto ben definiti di presunzione e stolida sicumera.

Fattostà che alla prima figura che accenna, con il comando incerto e per lo più fuori tempo che si perdona volentieri ad un principiante, il Suggeritore è fermamente convinto di avere fatto tutto benissimo e non si capacita del fatto che tu, sciocca ballerina incompetente, abbia potuto sbagliare figura o essere partita in ritardo.

A questo punto lui ti lancia un’occhiata a metà tra lo stupito e il compassionevole e ti sorride senza profferire verbo. Ma alla figura successiva è talmente premuroso da dirti esattamente tutto quello che devi fare: “ora devi fare un giro a destra”, “fai doppio giro a sinistra”, “devi cambiare di posizione”. E pervicacemente mantiene l’impegno per tutto il brano.

Naturalmente non lo sfiora nemmeno per un istante il dubbio che il suo gesto possa non essere così netto o comunicativo…. nononononono sei tu che sbagli!

L’ultimo Suggeritore che ho incontrato, univa alle succitate caratteristiche anche una certa dose di impazienza. Purtroppo non era sufficientemente lesto nel comandare a voce la figura e assolutamente incapace di farlo con i metodi “tradizionali”, per cui io , a suo dire, continuavo a fraintenderlo.

Alla terza o quarta volta in cui facevo la vuelta a caso, senza sapere assolutamente dove dovessi andare ma affidandomi al 50% di probabilità di farla giusta, il fanciullo si è spazientito e mi ha malamente apostrofata: ” Ma ti ho DETTO di girare a sinistra!”.

A quel punto non mi sono più saputa trattenere e gli ho fatto notare che in realtà i comandi non andrebbero dati a voce, e vi assicuro che mi sono anche trattenuta nei toni, dato che mi era già salita una discreta carogna. La risposta del cavaliere inesistente? “Eh ma tu non capisci!”

Ho fatto appello a tutto il mio self control e ho stoicamente portato a termine la mia salsa ma nel tornare a bordo pista ho masticato tra me e me tanti di quegli accidenti che mi sono stupita di rivederlo in pista la settimana successiva. Ovviamente ho declinato l’invito, peraltro incomprensibile, dato che ho scoperto di essere una pessima ballerina.

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Ballare sul 2

E’ ora di sfatare un mito: ballare sul 2 è facile. Facilissimo, anche se per una vita avete ballato on 1.

Il problema è che nessuno spiega con chiarezza cosa significhi ballare sul 2, il che fa ammantare la cosa di un alone di mistero impenetrabile e fa immaginare chissà quali stravolgimenti di tempi, pause, passi.

Certo, ballare sul 2 non è come ballare sull’1, dico un’ovvietà, ma passare da un tempo all’altro non presuppone nessuna particolare abilità.

Ecco, io non sono una purista, per cui per iniziare non mi sono messa ore ed ore ad ascoltare la musica e la ritmica, ma ho scelto la strada più facile: contare l’1 come ho sempre fatto.

Il problema è che quasi nessuno ti spiega che puoi ballare sul 2 semplicemente partendo a contare l’1, ma ti infarciscono la testa con la storia delle congas che vanno sentite per poi partire a fare i passi.

Fattostà che queste benedette congas non si sentono con tanta chiarezza, men che mai in una sala affollata con un’acustica per lo più pessima e un mare di gente che schiamazza.

Solo in alcuni pezzi il “coucou” delle congas si può percepire ma, siamo onesti, nella maggior parte dei brani, no.

Se volete provare a ballare sul 2 basta semplicemente battere l’1 con il destro sul posto e partire con il movimento sul 2 (donna avanti e uomo indietro, questo sì, cambia) ma le pause restano le stesse, tutto resta lo stesso. Il 5, come l’1, va battuto sul posto.

Tutto qui.

Ovviamente poi cambia l’impostazione dei giri e dei pasitos, ma veramente non c’è nulla di metafisico in tutto ciò.

Non so perchè quasi nessuno lo spieghi tanto chiaramente.

Tra l’altro a mio parere ballare sul 2 è più facile e più naturale, c’è più tempo per eseguire passi e figure, ed esteticamente il tutto risulta più fluido ed armonioso.

L’unico problema è che ora che ho iniziato a ballare sul 2 vado in confusione totale … mischio passi sull’1 e sul 2… non mi viene più spontaneamente la base sull’1…

Ma probabilmente è un problema delle mie sinapsi.

 

Opinioni sudamericane

Evidentemente la salsa è nel mio destino, perchè sabato mattina sono innocentemente andata dal parrucchiere, credendo di parlare solo di shatush o, al massimo, di gossip da giornaletto di terza categoria, e invece vengo ingaggiata in una discussione sulla salsa.

Il fatto si è che i miei capelli sono stati deliziosamente curati da un ragazzo della Repubblica Dominicana. E devo ammettere di essere stata particolarmente soddisfatta del trattamento. A parte il fatto che è riuscito a farmi un mosso molto naturale nella piega, a parte il fatto che fosse molto gentile e simpatico, era davvero parecchio caruccio. E salsero.

Va beh, anche le salseresedute hanno occhi e, se capita, sanno apprezzare con dignitosa discrezione quanto di buono Madre Natura regala alla nostra visione.

Comunque sto divagando e non era questo il tema dell’articolo. Ritorniamo nel seminato: non mi dilungherò su come siamo finiti a parlare di ballo, anche perchè evidentemente riesco a collegarlo, non so come, a quasi tutti gli argomenti. Avrò le sinapsi intente a fare un peek-a-boo.

Il fanciullo, tra piastra e phon, mi raccontava di frequentare uno dei locali a noi ben noti, anche se ultimamente un po’ trascurato per eccesso di divanizzazione da mancato invito, e di osservare molto divertito il modo in cui gli italiani siano soliti ballare salsa.

Innanzitutto ha sostenuto con convinzione che nessuno mai in America Latina ballerebbe salsa “alla” portoricana, che questa è robaccia che solo noi europei (e forse anche i nordamericani) potremmo mai apprezzare, ma apparentemente dal Texas in giù la salsa è solo e sempre in stile cubano.

Il secondo punto che mi ha fatto venire i brividi freddi lungo la schiena (o era l’acqua di lavaggio dei capelli?) pensando a tutti i soldi spesi in scarpe da ballo con tacco da infilzo, è che trova estremamente ridicolo il fatto che balliamo salsa con le scarpe da ballo.

Sappiamo bene che la salsa cubana è un ballo di strada, ma la demonizzazione delle mie bellissime scarpe color platino l’ho mal digerita. Poverine.

Ma l’osservazione più importante, e più significativa delle differenze tra noi e un popolo veramente latino, riguarda il suo disprezzo per la salsa ballata in stile “scolastico”: in linea per la portoricana, piena di fronzoli per la cubana.

Ed è proprio qui che ci si rende conto di quanto siamo veramente dei provinciali del ballo latino: loro non vanno a scuola, nascono e crescono ballando per strada con gli amici, in famiglia.

Noi andiamo ore ed ore ad imparare passi e gestualità che ci “costruiamo” addosso.

A me piace molto l’impostazione accademica della salsa con le sue regole da rispettare, l’eleganza misurata dei movimenti e le tecniche da mettere in atto. Ma è veramente un altro mondo.

Andando avanti con il discorso il simpatico cioccolatino al latte mi ha confessato infine che, non solo un sudamericano non sa che farsene dei nostri tecnicismi, ma ci guarda e ride ! Capite? Centinaia di euro spesi in corsi e stage e lui ride ! Ma accidenti….

Non so come ci resterai, Elena, con tutte le ore che passi ad ascoltare il tuo beneamato maestro che si sforza di farti sentire le congas per 60′ di fila (ma poi … queste congas … sfido chiunque a sentirle in un locale affollato nella foga della performance), sappi che mentre tu sarai lì a battere il tempo con le mani e nella tua testa disperandoti per le congas, tutti i sudamericani in sala ci guarderanno compassionevoli.

Naturalmente noi siamo europei e continueremo ad approcciare il ballo con le nostre modalità, per lo meno io che amo vedere il gesto elegante e ben portato, ma ogni tanto forse anche noi dovremmo metterci nel mood corretto e ricordare che la salsa è divertimento, è espressione di entusiasmo e vitalità. Senza pensare alla tecnica.

Todos a gozar!!!

Confessioni di una salsera

Ecco, me lo merito… dopo mille critiche fatte a tutti i personaggi che popolano le notti latine devo confessare le mie pecche.

Lo faccio ora, reduce dal MIF dove ho avuto la riprova del mio scarsissimo livello ballereccio. Un po’ come quando il senso di colpa ancora fresco ti fa correre dalla mamma a raccontare la malefatta.

E qui, qualcuno dei lettori, sa qualcosa della mia grazia nel movimento, visto che di recente gli ho rifilato una bella gomitata in pieno viso.

Ok, due sono i temi che veramente mi sono più difficili da affrontare: le vuelte e la posizione delle braccia.

Perchè dopo 7 anni di onorato salsero servizio, dopo aver tentato (non allo spasimo, lo ammetto) con gli esercizi per lo spot ancora perdo l’equilibrio e la linea nei giri?

Secondo me dipende da una cattiveria di Madre Natura che, non so perchè abbia deciso di nascondermi un contrappeso nel fianco sinistro, così come tento di girare automaticamente mi sbilancio tutta da quella parte. Sarà certamente così !

Le braccia… passiamo all’altro tasto dolente…

A parte che se a lezione per sfortuna mi vedo nell’atto di muovere le braccia ho l’impressione di due rametti secchi scossi dal vento, ma come accidenti si tengono queste braccia???

Istintivamente cerco di tenere i miei stuzzicadenti il più possibile adesi al corpo, mi pare la soluzione meno rischiosa e traumatica per il mio cavaliere e per tutte le altre persone che spesso si ritrovano a ballarmi addosso per mancanza di spazio. Per anni ho adottato questa tattica prudenziale, soprattutto nei giri.

Nel momento in cui ho iniziato a cercare di mettere nella salsa un po’ più di gestualità mi sentivo come una che dovesse parcheggiare a sinistra con la macchina nuova: mi mancavano però gli specchietti retrovisori per valutare bene la distanza.

Proprio per la mancanza di dispositivi di sicurezza ho ben pensato che la soluzione fosse occupare il minor spazio possibile per non creare situazioni imbarazzanti.

Credendo così di potere essere tranquilla e serena continuavo a praticare la teoria della conservazione, ma hanno cominciato a fioccare le critiche.

Chi mi diceva che no, la mano non può stare vicino al petto perchè il cavaliere non riesce a prenderla senza imbarazzanti conseguenze, chi sosteneva che il braccio servisse a delimitare lo spazio della dama e a mantenerlo, chi mi rimproverava la pochezza stilistica della mia postura….

Una gragnuola di osservazioni .

Ok… cambiamo metodo… proviamo a staccare questo benedetto arto dal busto e vediamo cosa succede.

Ecco, cosa deve succedere? Che il suddetto arto, privo della connessione che lo teneva a bada, se ne va in ogni dove raccattando sul suo cammino tempie, guance, nasi, menti…

Ma mica sarà colpa mia se è un indisciplinato!

Sto seriamente meditando di mettere un tutore rigido, di quelli che si utilizzano in caso di frattura. In braccio sarà certo sporgente ma per lo meno la sua traiettoria sarà prevedibile e più o meno facilmente evitabile.

E se inventassero specchietti retrovisori per dame? Non sarebbe una buona idea? Li mettiamo a mo’ di monili da polso e teniamo la situazione sotto controllo costante.

Intanto porgo le mie scuse preventive a tutti i cavalieri che mi incontreranno sul loro cammino, almeno preserviamo l’educazione!

Tipologie di dame – 3. La superdama

Eeeeehhhh…. sospiriamo.

Mi tocca anche parlare di lei: la superdama.

Lo faccio con un certo sforzo e tantissima invidia, perchè in anni ed anni lei è il traguardo che avrei voluto raggiungere ma che ancora vedo piuttosto lontano.

La superdama è quella che io ammiro per n-mila salse mentre sono, appunto, saleseraseduta. La guardo con un rapimento tale che sono convinta penserà male. Ma state tranquilli: la mia è un’ammirazione di carattere puramente professionale.

La superdama non ha una connotazione fisica precisa, può essere alta o bassa; grassa o magra. L’unica cosa che ho notato è che generalmente la gamba non è proprio sfilata ma piuttosto muscolosa, ma sul resto non ci sono caratteristiche fisse.

Lei entra in pista che pare una gatta, con quel passo lungo e un po’ strisciato tipico delle ballerine. Ovviamente sorride perchè non deve contare il tempo, non ha paura di sbagliare, non pensa ai passitos da fare. Balla e basta, divertendosi un sacco.

La sua base è decisa ma elegante, la gamba leggermente sollevata ma non troppo, magari non batte nemmeno tutti i passi, tanto il tempo non lo perde. Nei giri è veloce e precisa, termina sempre di fronte al cavaliere e in tempismo perfetto anche se di giri ne ha fatti 150 di seguito. Non come me che già con il doppio giro termino a +20°, con il triplo a +45° e così via in una pericolosa escalation che rischia di farmi trovare dalla parte opposta a quella in cui dovrei trovarmi.

Uno degli aspetti che mi affascina di più della superdama è la fluidità del movimento: tra braccia, gambe e bacino c’è una continuità a me sconosciuta. Sembra che un pezzo si porti dietro l’altro. Ma come fate???

Se poi vogliamo parlare di superdame da podio…. avete mai visto quelle che ballano anche con i capelli? Se vi è capitato di vedere uno spettacolo di Carla Voconi o di altre ballerine similari, avrete notato che pure la folta capigliatura segue armoniosamente il movimento del corpo, un po’ come le braccia nella gestualità.

Ecco: io vorrei fare la gestualità con i capelli, invece mi ritrovo sempre cavalieri che lamentano il fatto di trovarsi la mia pony tail negli occhi, e hanno pure ragione … poveretti.

L’unica cosa che ho capito poco, forse perchè appunto sono talmente lontana da certi livelli che non immagino nemmeno come ci si possa muovere a quel modo, è che ho notato che tutte le superdame ballano con delle scarpe apparentemente strettissime, di quelle talmente piccole che le ditina dei piedi escono tutte fuori dal sandaletto. C’è qualcuno che possa spiegarmi come mai ?

Ma soprattutto: secondo voi, se io mi comprassi un paio di scarpe di 2 numeri inferiori al mio (e non è facile dal momento che calzo un 35 normalmente) diventerei anche io una superdama?

Non mi resta che aggrapparmi a questa flebile speranza e andare subito qui al negozio a comprarne un paio.

Ora scelgo anche io….

Ho terminato la mia sesta lezione privata di salsa sul due. Proprio cosi….sono passata dalla “salsa

in linea” alla “salsa sul due”. Come tutti coloro che hanno intrapreso da poco questo nuovo percorso

sono alle prese con qualche difficoltà: non sento gli strumenti che dovrebbero guidare i miei

passi…al momento è una piccola tragedia ma secondo il mio maestro prima o poi sarò in grado di

farlo, speriamo accada “presto” e non troppo “poi”…nel frattempo si accettano volontari per

accelerare l’apprendimento….quindi non siate timidi, fatevi avanti…ah già dimenticavo: voi uomini

amate restare a bordo pista ad aspettare (l’autobus? Il tram? La MM? Chissà…), proprio ieri il

bordo pista era pieno di belle statuine li in piedi ad osservare. Ma che vi guardate??? Chissà…

È passato un anno circa da quando ho iniziato a ballare e ieri c’è stata la svolta: la situazione è

peggiorata: ci sono sempre meno uomini per ballare; questa volta però non dipende dagli inutili

guardoni, dagli animatori che invitano solo le amiche o quelle veramente brave, dai bravi che

invitano solo le belle e le brave, questa volta dipende anche da me. Ora che inizio a capirci

qualcosa, ora che mi è chiara la differenza tra un bravo ballerino e uno scarso beh ora mi diverto

solo con quelli bravi e….ora, se la serata gira bene, se è la serata dove si balla, bene io ora rispondo

anche “no” alla fatidica domanda ‘balli?’. Insomma anche nel ballo si insegue la qualità più che la

quantità….

Ieri ho ballato una bachata da brivido….nonostante mi sia assuefatta all’intimità necessaria a questo

stile, quando la ballo con un ballerino professionista l’effetto è ancora dirompente…l’ho ballata con

una montagna di muscoli, alcuni non sapevo neppure esistessero e non sapevo vivessero di vita

propria…quando balli una bachata cosi è inevitabile far confronti e non se ne salvano altre….

Sono anche riuscita a ballare la salsa perfetta: quella con il mio maestro….ci riesco di rado visto che

è una terra di conquista molto ambita…al termine di una salsa non riesce a guadagnare il bordo

pista che subito è intercettato da una donna che chiede il ballo successivo…ah se succedesse anche

a me….vorrei tornare a casa stanca per aver ballato troppo, fino ad ora non è mai successo.

Dopo i momenti felici è d’obbligo accennare anche a quelli infelici…

Dopo essermi estasiata con la salsa con il maestro, per una volta e dico solo per una volta e non

capiterà piu visto l’epilogo, appena tocco il bordo pista un animatore allievo del mio maestro mi

invita a ballare una salsa, mi chiede: “balliamo sul 2”? ha ragione il mio maestro se ti vedono

ballare sul 2 poi ti invitano a farlo con loro….e io rispondo titubante (in quanto conscia che non

“sento la musica”) “proviamoci”…. Non l’avessi mai fatto…un disastro…sembravo una che non ha

mai ballato prima di allora, non sono riuscita a seguirlo, la musica non si sposava con i miei piedi

ma neppure riuscivo a calarla sui suoi….non mi inviterà piu….mi sono giocata il ballerino…me

tapina….

Altro episodio, mi invitano per una bachata, accetto volentieri.

Panico: incespico sui primi passi, mi assale il dubbio che abbia confuso una kizomba con una

bachata mi guardo intono ma tutti ballano una bachata mi concentro sul ballerino e sta ballando un

lento…cerco di guidarlo sui passi previsti dal brano ma niente non c’è verso lui continua

imperterrito e io mi arrendo…e comincio a sperare che arrivi presto la fine del brano. Non contento

si rifà vivo in un secondo momento ma a quel punto mi spiace ora dico anche io “no grazie magari

più tardi”.

Continua….mi invita un ragazzo di colore. Penso mentre raggiungo il centro della pista – ecco si

ballerà cubano- per sopravvivere ho imparato a seguire anche i ballerini cubani.

Sbagliato. Non ho idea di quale stile ballasse ma di certo non il cubano e non il portoricano…mi

dice in seguito che arriva dal Senegal…ecco forse li la salsa non la ballano…. Anche per lui gli

inviti successivi hanno incassato un rifiuto.

Ed eccomi al punto di partenza: fino ad ora ricevevo pochi inviti e ora che sono aumentati – in virtù

del fatto che, forse, sono migliorata – casso i ballerini che non meritano. Il risultato è che le cose

non sono cambiate: ballo ancora poco…ballerini medio bravi…please fatemi crescere…vi aspetto a

braccia aperte…siate altruisti!

Colgo l’occasione per ringraziare Ivan, nonostante sia veramente scarsa per il suo livello mi fa

ballare senza farmi pesare quanto ancora abbia da imparare….

E.

Il ballo è uno sport pericoloso

Non si direbbe al primo approccio, ma il ballo sa essere una disciplina estremamente rischiosa.

Si guardano ballare tutte quelle belle coppiette, così sorridenti, carine, ben vestite, le damine con le manine aggraziate.. chi mai penserebbe che sotto quell’apparente gioioso e armonico movimento si nasconda in realtà un pericolo terribile?

Solo chi ha provato una pista di sabato sera può capire cosa intenda.

Credo che nel ballo si facciano largo gli istinti primordiali dell’essere umano, che vanno dalla caccia al migliore esponente del sesso opposto, alla affannosa ricerca del cibo sui buffet delle apericene (complimenti a chi ha inventato il termine), alla strenua lotta per la difesa del territorio.

Si entra in una dimensione ancestrale, e forse è anche il suo fascino.

L’arma di guerra può nascondersi ovunque: un tacco pieno di strass, una mano con bellissime unghie laccate di rosso, un esile braccio dalla pelle diafana, una lunga treccia corvina.

Qualunque parte del corpo può essere usata contro di te. Sappilo.

Forse sono particolarmente presa dal tema, dato che venerdì ho rimediato l’ennesimo ematoma al piede, il quale ora ha l’aspetto di un Big Mac, ma un buon avvertimento può salvare delle vite.

Volendo metterla sulla fisica, il rischio di infortunio è ovviamente direttamente proporzionale alla densità di occupazione del suolo, nonchè imprevedibile perchè dominato dal principio di indeterminazione di Heisenberg sulla posizione della dama principiante. Per farla breve e semplice: state alla larga dalle piste affollate.

Ormai in anni e anni ho collezionato una serie di cicatrici da taccata su entrambi i piedi, ma quello è solo l’aspetto più prevedibile del problema.

In realtà sono anche riuscita a rimediare un occhio nero e un labbro spaccato. Mi sono fatta meno male negli anni di gioventù in cui, come massima espressione della mia acerba femminilità, giocavo a calcetto con i compagni di scuola.

Visto che l’imperativo odierno è “innovazione”, devo studiare una specie di armatura glitterata, che unisca le caratteristiche tecniche della resistenza a quelle estetiche della gradevolezza.

Ad ispirazione prenderei l’equipaggiamento di un buon giocatore di rugby che dovrebbe presentarsi in pista, ops, in campo con:

  • parastinchi, sotto i calzettoni – potrebbero tradursi in giocosi scaldamuscoli in pvc ma ricoperti da lana lamè
  • protezioni per le caviglie, che non siano di altezza superiore di un terzo della lunghezza dello stinco – secondo me con lo scaldamuscolo, se portato all’altezza della caviglia, risolviamo anche questa esigenza
  • mezzi guanti (guanti senza dita) – ecco, per prevenire le slogature di dita, si potrebbe optare per un guanto in pizzo di tulle nero ultrarigido, un po’ in stile ’80, che ha sempre un suo perchè
  • protezioni per le spalle, realizzate in materiale soffice e sottile – a tale scopo perchè non riciclare, sempre in tema di anni ’80, le spallone dei cappotti del tempo? A casa ognuna di noi, se non ventenne, ne ha. Non mentite!
  • apparecchio per i denti o un paradenti – ecco, qui si va un po’ sul difficile… se già montate l’impalcatura di metallo in bocca siete salve, ma per chi non è dotato di tale benefit vedo molto difficile coniugare praticità ed estetica. A meno di tenere sempre la bocca chiusa mentre ballate
  • un caschetto di materiale soffice e sottile – in questo caso proporrei delle allegre parrucche che nascondano il relativo caschetto. La parrucca offre un’infinita serie di variabili, che vanno dal look naturale (normalissimi capelli biondi o mori) al trendy da ultimo dell’anno con trenino, sul genere delle capigliature in colori fluo piuttosto che dorate o argentate. Qui ognuno si senta libero di esprimere la propria personalità

Inoltre ho trovato in aggiunta per il gentil sesso:

  • le donne possono indossare protezioni per il petto, fatte di materiale soffice e sottile – questa però è facile, con i pushup di oggi non abbiamo veramente nulla da invidiare alle rugbyste

Sarà un successo!